Ho vinto le elezioni. Per la prima volta nelle elezioni amministrative comunali di Mottola il "mio partito”, quello di coloro che non hanno avuto fiducia in nessuno di quelli che si sono presentati in campo, ha superato tutti i partiti in lizza. Ben 2857 elettori mottolesi, il 20,2% del corpo elettorale, ha voltato le spalle alle promesse, alle lusinghe, ai corteggiamenti, ai fiumi di chiacchiere, di inchiostro e di sorrisi versati dalla carica dei 221 nel grande circo barnum delle elezioni mottolesi. Il partito che ha ricevuto più voti in queste comunali, il PD, ha raccolto 2177 voti, cioè quasi settecento in meno di quelli che hanno detto alla politica mottolese “ma vaffà…”
Ovviamente, lo so benissimo che – nello stesso momento in cui le “vincevo” – quelle elezioni le perdevo, almeno per due motivi. Il primo motivo è che il voltare le spalle alla politica, perché la stessa non ti offre più garanzie e illusioni, è cosa obiettivamente triste, oltre che estremamente preoccupante per la tenuta della democrazia, anche se questo si verifica non certo per le colpe di coloro che sono disillusi. Il secondo motivo è che di questo campanello d’allarme se ne accorgono e se ne rammaricano solo anime pie, come il buon Valerio Rota, ed esattamente nella mezz’ora che passa tra la rilevazione finale dell’affluenza alle urne e l’inizio dei primi dati dello scrutinio. Quindi, per i prossimi cinque anni, di quel terribile e imbarazzante dato di un mottolese su cinque che non ne vuole sapere di chi, come e cosa governerà la propria comunità, ci si ricorderà solo in occasioni di circostanza, versando qualche lacrima da coccodrillo sazio. Fino a quando, magari non arriveranno coccodrilli e grilli sparlanti, a fare fuori definitivamente la democrazia, e – anche questa volta – le colpe non saranno certamente le loro.
Ha vinto Pinto a mani basse. Tra il museo archeologico, il ritorno della figliola prodiga e il bravo dottore, i mottolesi hanno scelto il bravo dottore. Adesso vedremo che cosa vale il bravo dottore come politico e amministratore, visto che negli ultimi cinque anni non lo abbiamo esattamente capito. Un altro motivo della crisi della politica è rappresentato dal fatto che non si hanno persone in grado di farla decentemente e ci si deve rivolgere a bravi dottori, bravi parrucchieri, bravi psicoterapeuti, bravi giardinieri per tentare di far andare avanti la baracca. Chi mai si farebbe riparare l’automobile da un bravo macellaio?
Con Pinto ha vinto anche Ciccio Gentile, che su di lui aveva puntato tutte le sue fiches. Il suo netto pronunciamento in tal senso, prima delle elezioni, ha castrato ogni possibilità di poter avere una alternativa nel centro sinistra alla candidatura di Pinto. Le primarie vanno bene per Vendola, ma non vanno bene per Stefàno e Pinto, questo è il ragionamento non certo lineare di SEL. Devo ricordare che, nel centro destra, il diktat di imporre Lattarulo, il prescelto dai padrini delle diverse fazioni, ha portato alla candidatura autonoma di Angela Agrusti, come ella stessa ha ricordato in una recente intervista, e quindi alla sconfitta stessa del centro destra, che si è presentato diviso al nastro di partenza.
In effetti, però, nel centro sinistra il diktat ha funzionato e Ciccio ha avuto ragione. Nel deserto politico mottolese un buon medico, con il suo carico di voti ambulatoriali, era proprio quello che ci voleva per fare la differenza con un avversario francamente improbabile, e finalmente Gentile ha potuto prendersi a posteriori la rivincita sull’odiato Gianni Quero, che cinque anni fa gli rifilò un tennistico 70 a 30. Se con i numeri Ciccio ha avuto ragione, adesso vedremo cosa conseguirà a questa scelta, nei termini di una nuova svolta per la città. Personalmente, ritengo Pinto troppo moderato, opportunista e solipsista per poter riuscire a creare quell’afflato corale da “new deal” di cui Mottola ha bisogno, ma sono pronto a ricredermi se egli riuscirà a stupirci, come ha promesso. Giuro che spero ardentemente di sbagliarmi e rimanere stupito, per il bene di tutti noi.
A questo proposito, è da rimarcare come, nonostante i cinque (anzi dieci) anni di oscurantismo politico, amministrativo e culturale di Quero, il centro sinistra non sia ancora riuscito a diventare maggioranza a Mottola. Infatti Pinto prende quasi tre punti in più delle formazioni del centro sinistra, che resta col suo 48,78% complessivamente sotto l’asticella del 50%+1. Insomma, Mottola è ancora di centro destra, e questo appare preoccupante, sintomo evidente della mancanza – in tutto questo decennio – di una vera ed efficace azione politica e culturale del centro sinistra all’interno della città. Né si può confondere il distacco elettorale dal centro destra, che è avvenuto da parte del pool di FLI, con un rafforzamento dell’area centrista demo-liberale di Mottola. In verità, chi conosce un minimo la politica mottolese, sa che gli esponenti di FLI si sentono profondamente fascisti, altro che demo-liberali alla Fini!, e il loro principale problema di oggi e domani è proprio quello di capire fino in fondo come sanare e risolvere questa tremenda e profonda dissociazione/contraddizione.
Allora, mi capirete se temo la ‘ncapriata di una Mottola dalla cultura conservatrice e di destra, che viene governata da un sindaco di sinistra, solo perché egli è il meno peggio dei pretendenti. Quello che ne può conseguire è, probabilmente, la continuazione dell’equivoco,ovvero il governare con i metodi e la mentalità della destra fingendo di essere di sinistra.
Il fatto stesso che Mottola continui ad essere di destra, pur nella sconfitta elettorale, rappresenta a sua volta una pesante stimmata per Quero, intelligente ma pretenzioso, che ha il grave torto storico di non essere riuscito in dieci anni di monarchia assoluta a quagliare niente di buono per la città, e alla fine anche per se stesso. Con i pessimi risultati ottenuti, egli non può più avere molte chances nell’essere considerato un cavallo vincente alle prossime elezioni regionali, nazionali ecc. Probabilmente, governando senza risultati concreti, e consegnando alla fine lo scettro dello sfidante ad un politico decotto come Lattarulo, ha decretato anche la sua fine politica. Il promettente nipote Francesco D’Onghia ha riportato poco più di cento preferenze nel PDL, una debacle. Nel buio pesto della sconfitta della destra, lampeggia solo la ambigua luce stellare della PPDT, che per poco non supera in voti lo stesso PDL. Sono loro, in questo momento, gli unici a destra che possono sentirsi in qualche modo soddisfatti.
Un altro grave errore di Quero, l’emarginazione di FLI, gli è stato fatto pagare sanguinosamente da Greco, Lentini e camerati, che ora se la ridono sotto i baffetti. In effetti, senza la Agrusti (ma anche senza Lattarulo, a mio avviso) i giochi non erano scontati per Pinto. Comunque, il terzo contendente ha raggiunto l’obiettivo di entrare con la candidata sindaco in consiglio, come era ragionevolmente prevedibile. Non mi aspettavo né più né meno del risultato che la signora ha ottenuto. Adesso, Agrusti potrà a sua volta dimostrare che è realmente un elemento nuovo e interessante, in grado di fare efficacemente politica, e che il suo passaggio nel firmamento della politica non è durato solo l’espace di un matin.
Tornando ai partiti del c.s. Ciccio ha vinto alla roulette, come abbiamo detto, ma sembra che la sua stella sia un po’ in ribasso. Infatti, per la propria lista ha dovuto accontentarsi del 12%, risultato non certo trascendentale, e di appena 261 voti di preferenza, ovvero del consenso manifestatogli da appena il 20% degli elettori di SEL. Cinque anni fa, nelle elezioni della scoppola, le sue due liste di Rifondazione Comunista e della Primavera Mottolese raccolsero quasi mille voti e il 9%, e se si pensa che oggi la lista dell’UDC, un po’ raccogliticcia, ha preso l’8% e la civica-civetta Uniti per Mottola la metà dei voti di SEL, si resta un po’ perplessi. Nonostante la sua riconosciuta caratteristica di capopopolo, il politico più rappresentativo e conosciuto di Mottola, con la sua carica di assessore provinciale, ha preso meno voti individuali di Giuseppe Carucci, dell’ottimo Gianni Bello, e persino di Raffaele Ciquera e Carmine Guagnano. Nel suo stesso partito, la giovane e finora politicamente sconosciuta Rossella Dalena, che rappresenta – oltre alla Agrusti – l’unica donna eletta in consiglio e una delle pochissime novità di queste elezioni, ha conseguito una cifra individuale di 163 preferenze, di tutto rispetto, ovvero meno di cento dal lider maximo.
Un dato di fatto oggettivo è il sostanziale conservatorismo manifestato nelle scelte dei consiglieri comunali. Insomma, i mottolesi non si sono fidati più di tanto della pletora di giovani candidati di belle speranze che fino ad avantieri di interessavano prevalentemente di Milan e della De Filippi. Così, il lotto degli eletti in consiglio ha visto – oltre a Pinto e a Lattarulo – la riconferma dei consiglieri e assessori uscenti Bello, De Crescenzo, Gentile, Carucci, Sasso, Ciquera, Guagnano, il rientro in consiglio di consiglieri comunali del passato come De Fiori e D’Auria, l’ingresso di due figli d’arte di vecchi e scafati politici come Fasanelli e Matarrese. Insomma, oltre alle donne Dalena e alla Agrusti, le uniche vere novità sono rappresentate dal cognato del sindaco Cosimo de Pace, eletto nella lista di Uniti per Mottola, e dall’UDC Massimo Legrottaglie, anch’esso proveniente da una famiglia che è stata presente in passato in politica e nella amministrazione della cosa pubblica.
Non voglio sembrare castrante per i giovani che hanno creduto realmente in un loro valido impegno in politica, nel corso di queste elezioni, ma devo dire che approvo questa scelta saggia dei mottolesi. La politica è una cosa seria, non ci si può improvvisare negli ultimi cinque minuti. Bisogna fare il rodaggio dovuto, raffinare le proprie qualità nel lavoro serio e coscienzioso tra la gente. Non vale essere dei fuoriclasse, come qualità individuali, nel campionato della politica piuttosto che di Maradona, abbiamo bisogno di Gattuso e Pirlo. D’altra parte, i fuoriclasse, nella politica, spesso vanno fuori di testa e allora diventano delle vere e proprie piaghe.
Allora, spero che la carica dei 221 continui ad avanzare incalzante, roboante e imperiosa nel corso di questi cinque anni, coinvolgendo altri duecento, mille e più e diventando una vera e propria valanga. Spero che tutte queste giovani energie che volevano impegnarsi in politica confermino la loro scelta di interessarsi e occuparsi della cosa pubblica, facendo politica e cultura, discutendo di politica e cultura, contribuendo a cambiare in meglio la nostra Mottola. Se ciò avverrà, saranno giorni radiosi per la collina. Ragazzi, non perdiamo l’occasione, non aspettiamo il prossimo giro di boa. Io spero di tornare a votare. Buona speranza e buon lavoro a tutti noi.