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serghej Io sono nato libero
9 maggio 2012

LE ZIAZI'

Sanda Necòle va pe mmare, / Va vestùt’amarenàre, / E cca vole la mendaggnòle, / SandaNecòle  iè ttutte d’òre 


L’8 maggio 2012 ho potuto finalmente gustarmi la festa di maggio di San Nicola, come mi ripromettevo da tanti anni. Era il secondo giorno, quello dedicato ai “ziazì” e così ho potuto realizzare un piccolo reportage su questa particolare e suggestiva tradizione di pellegrinaggio, che è oramai sempre più labile. Chi non la conosce, ho riportato sotto la spiegazione di Gigi De Santis. E’ stata una giornata davvero particolare. Da segnalare:

in mattinata, due militanti che cercavano di vendere ai pii pellegrini il giornale Lotta Comunista in una torrida e infuocata piazza del Ferrarese; come si sa, i pellegrini devoti di San Nicola sono notoriamente marxisti leninisti, soprattutto quelli russi…

in serata, quando la statua del Santo è stata portata in processione in Piazza del Ferrarese, al ritorno dal mare, dove sarebbe rimasta esposta per due giorni, la banda ha intonato come brano finale la celebre “Marcia di Radetzky” di Johann Strauss padre (?!?!?!) e quindi i portatori della statua hanno iniziato a ‘nazzicarsi al ritmo della marcia, coinvolgendo naturalmente la statua del Santo in una inconsueta coreografia di danza guerriera. Mitico!

(segue il testo sui “ziazì”)

Il secondo appuntamento ufficiale della «Sagra di San Nicola» è l’otto maggio, festa patronale dedicata “a le ziazì” (ai pellegrini) i quali da secoli accompagnano, sin dalle ore 7:00, la bellissima statua di San Niccolò in processione, dalla Basilica al «Molo San Nicola» intonando una delle quartine dell’antico canto popolare: «Sanda Necòle va pe mmare, / Va vestùt’a marenàre, / E cca vole la mendaggnòle, / Sanda Necòle iè ttutte d’òre. / Allègre, pellegrìne, / Sanda Necòle av’a partì. / Allègre, marenàre, / Sanda Necòle va pe mmare...» (San Nicola va per mare, / Va vestito a marinaio, / E che vuole la montagnola, / San Nicola è tutto di oro. / Allegri, pellegrini, / San Nicola deve partire. / Allegri, marinai, / San Nicola va per mare...).

Sono chiamati “ziazì” (si pronuncia con “z” aspra), pellegrini dei paesi montanari dell’Abruzzo che, da secoli ogni anno, per devozione a San Nicola, nel mese di maggio, vengono dal loro paese a piedi o su traini (oggi molti raggiungono Bari in pullman o con il treno) a onorare il Santo. “Ziazì” è termine propriamente abruzzese pronunciato dai più giovani per chiamare, oltre i loro anziani, anche sconosciuti in senso di rispetto. Con il passare degli anni, il vocabolo si è generalizzato pure per i pellegrini che vengono dalle seguenti regioni: Molise, Campania, Lazio sud, Basilicata e Calabria. Sono pellegrini vestiti alla montanara e il barese ha usato e usa tuttora il vocabolo “ziazì”, quando vedono arrivare a gruppi nei giorni che precedono l’otto maggio o il sei dicembre fraternizzando e offrendo loro una sedia, un bicchiere d’acqua, insomma generosa ospitalità: “La criànze”.

Gigi De Santis Centro Studi “Don Dialetto” – Bari

(http://www.dondialetto.it/bari/articles.asp?id=78&page=3)



9 maggio 2012

LA CARICA DEI 221

Nuovo giro nuova corsa


 

Ho vinto le elezioni. Per la prima volta nelle elezioni amministrative comunali di Mottola il "mio partito”, quello di coloro che non hanno avuto fiducia in nessuno di quelli che si sono presentati in campo, ha superato tutti i partiti in lizza. Ben 2857 elettori mottolesi, il 20,2% del corpo elettorale, ha voltato le spalle alle promesse, alle lusinghe, ai corteggiamenti, ai fiumi di chiacchiere, di inchiostro e di sorrisi versati dalla carica dei 221 nel grande circo barnum delle elezioni mottolesi. Il partito che ha ricevuto più voti in queste comunali, il PD, ha raccolto 2177 voti, cioè quasi settecento in meno di quelli che hanno detto alla politica mottolese “ma vaffà…”

Ovviamente, lo so benissimo che – nello stesso momento in cui le “vincevo” – quelle elezioni le perdevo, almeno per due motivi. Il primo motivo è che il voltare le spalle alla politica, perché la stessa non ti offre più garanzie e illusioni, è cosa obiettivamente triste, oltre che estremamente preoccupante per la tenuta della democrazia, anche se questo si verifica non certo per le colpe di coloro che sono disillusi. Il secondo motivo è che di questo campanello d’allarme se ne accorgono e se ne rammaricano solo anime pie, come il buon Valerio Rota, ed esattamente nella mezz’ora che passa tra la rilevazione finale dell’affluenza alle urne e l’inizio dei primi dati dello scrutinio. Quindi, per i prossimi cinque anni, di quel terribile e imbarazzante dato di un mottolese su cinque che non ne vuole sapere di chi, come e cosa governerà la propria comunità, ci si ricorderà solo in occasioni di circostanza, versando qualche lacrima da coccodrillo sazio. Fino a quando, magari non arriveranno coccodrilli e grilli sparlanti, a fare fuori definitivamente la democrazia, e – anche questa volta – le colpe non saranno certamente le loro.

Ha vinto Pinto a mani basse. Tra il museo archeologico, il ritorno della figliola prodiga e il bravo dottore, i mottolesi hanno scelto il bravo dottore. Adesso vedremo che cosa vale il bravo dottore come politico e amministratore, visto che negli ultimi cinque anni non lo abbiamo esattamente capito. Un altro motivo della crisi della politica è rappresentato dal fatto che non si hanno persone in grado di farla decentemente e ci si deve rivolgere a bravi dottori, bravi parrucchieri, bravi psicoterapeuti, bravi giardinieri per tentare di far andare avanti la baracca. Chi mai si farebbe riparare l’automobile da un bravo macellaio?

Con Pinto ha vinto anche Ciccio Gentile, che su di lui aveva puntato tutte le sue fiches. Il suo netto pronunciamento in tal senso, prima delle elezioni, ha castrato ogni possibilità di poter avere una alternativa nel centro sinistra alla candidatura di Pinto. Le primarie vanno bene per Vendola, ma non vanno bene per Stefàno e Pinto, questo è il ragionamento non certo lineare di SEL. Devo ricordare che, nel centro destra, il diktat di imporre Lattarulo, il prescelto dai padrini delle diverse fazioni, ha portato alla candidatura autonoma di Angela Agrusti, come ella stessa ha ricordato in una recente intervista, e quindi alla sconfitta stessa del centro destra, che si è presentato diviso al nastro di partenza.

In effetti, però, nel centro sinistra il diktat ha funzionato e Ciccio ha avuto ragione. Nel deserto politico mottolese un buon medico, con il suo carico di voti ambulatoriali, era proprio quello che ci voleva per fare la differenza con un avversario francamente improbabile, e finalmente Gentile ha potuto prendersi a posteriori la rivincita sull’odiato Gianni Quero, che cinque anni fa gli rifilò un tennistico 70 a 30. Se con i numeri Ciccio ha avuto ragione, adesso vedremo cosa conseguirà a questa scelta, nei termini di una nuova svolta per la città. Personalmente, ritengo Pinto troppo moderato, opportunista e solipsista per poter riuscire a creare quell’afflato corale da “new deal” di cui Mottola ha bisogno, ma sono pronto a ricredermi se egli riuscirà a stupirci, come ha promesso. Giuro che spero ardentemente di sbagliarmi e rimanere stupito, per il bene di tutti noi.

A questo proposito, è da rimarcare come, nonostante i cinque (anzi dieci) anni di oscurantismo politico, amministrativo e culturale di Quero, il centro sinistra non sia ancora riuscito a diventare maggioranza a Mottola. Infatti Pinto prende quasi tre punti in più delle formazioni del centro sinistra, che resta col suo 48,78% complessivamente sotto l’asticella del 50%+1. Insomma, Mottola è ancora di centro destra, e questo appare preoccupante, sintomo evidente della mancanza – in tutto questo decennio – di una vera ed efficace azione politica e culturale del centro sinistra all’interno della città. Né si può confondere il distacco elettorale dal centro destra, che è avvenuto da parte del pool di FLI, con un rafforzamento dell’area centrista demo-liberale di Mottola. In verità, chi conosce un minimo la politica mottolese, sa che gli esponenti di FLI si sentono profondamente fascisti, altro che demo-liberali alla Fini!, e il loro principale problema di oggi e domani è proprio quello di capire fino in fondo come sanare e risolvere questa tremenda e profonda dissociazione/contraddizione.

Allora, mi capirete se temo la ‘ncapriata di una Mottola dalla cultura conservatrice e di destra, che viene governata da un sindaco di sinistra, solo perché egli è il meno peggio dei pretendenti. Quello che ne può conseguire è, probabilmente, la continuazione dell’equivoco,ovvero il governare con i metodi e la mentalità della destra fingendo di essere di sinistra.

Il fatto stesso che Mottola continui ad essere di destra, pur nella sconfitta elettorale, rappresenta a sua volta una pesante stimmata per Quero, intelligente ma pretenzioso, che ha il grave torto storico di non essere riuscito in dieci anni di monarchia assoluta a quagliare niente di buono per la città, e alla fine anche per se stesso. Con i pessimi risultati ottenuti, egli non può più avere molte chances nell’essere considerato un cavallo vincente alle prossime elezioni regionali, nazionali ecc. Probabilmente, governando senza risultati concreti, e consegnando alla fine lo scettro dello sfidante ad un politico decotto come Lattarulo, ha decretato anche la sua fine politica. Il promettente nipote Francesco D’Onghia ha riportato poco più di cento preferenze nel PDL, una debacle. Nel buio pesto della sconfitta della destra, lampeggia solo la ambigua luce stellare della PPDT, che per poco non supera in voti lo stesso PDL. Sono loro, in questo momento, gli unici a destra che possono sentirsi in qualche modo soddisfatti.

Un altro grave errore di Quero, l’emarginazione di FLI, gli è stato fatto pagare sanguinosamente da Greco, Lentini e camerati, che ora se la ridono sotto i baffetti. In effetti, senza la Agrusti (ma anche senza Lattarulo, a mio avviso) i giochi non erano scontati per Pinto. Comunque, il terzo contendente ha raggiunto l’obiettivo di entrare con la candidata sindaco in consiglio, come era ragionevolmente prevedibile. Non mi aspettavo né più né meno del risultato che la signora ha ottenuto. Adesso, Agrusti potrà a sua volta dimostrare che è realmente un elemento nuovo e interessante, in grado di fare efficacemente politica, e che il suo passaggio nel firmamento della politica non è durato solo l’espace di un matin.

Tornando ai partiti del c.s. Ciccio ha vinto alla roulette, come abbiamo detto, ma sembra che la sua stella sia un po’ in ribasso. Infatti, per la propria lista ha dovuto accontentarsi del 12%, risultato non certo trascendentale, e di appena 261 voti di preferenza, ovvero del consenso manifestatogli da appena il 20% degli elettori di SEL. Cinque anni fa, nelle elezioni della scoppola, le sue due liste di Rifondazione Comunista e della Primavera Mottolese raccolsero quasi mille voti e il 9%, e se si pensa che oggi la lista dell’UDC, un po’ raccogliticcia, ha preso l’8% e la civica-civetta Uniti per Mottola la metà dei voti di SEL, si resta un po’ perplessi. Nonostante la sua riconosciuta caratteristica di capopopolo, il politico più rappresentativo e conosciuto di Mottola, con la sua carica di assessore provinciale, ha preso meno voti individuali di Giuseppe Carucci, dell’ottimo Gianni Bello, e persino di Raffaele Ciquera e Carmine Guagnano. Nel suo stesso partito, la giovane e finora politicamente sconosciuta Rossella Dalena, che rappresenta – oltre alla Agrusti – l’unica donna eletta in consiglio e una delle pochissime novità di queste elezioni, ha conseguito una cifra individuale di 163 preferenze, di tutto rispetto, ovvero meno di cento dal lider maximo.

Un dato di fatto oggettivo è il sostanziale conservatorismo manifestato nelle scelte dei consiglieri comunali. Insomma, i mottolesi non si sono fidati più di tanto della pletora di giovani candidati di belle speranze che fino ad avantieri di interessavano prevalentemente di Milan e della De Filippi. Così, il lotto degli eletti in consiglio ha visto – oltre a Pinto e a Lattarulo – la riconferma dei consiglieri e assessori uscenti Bello, De Crescenzo, Gentile, Carucci, Sasso, Ciquera, Guagnano, il rientro in consiglio di consiglieri comunali del passato come De Fiori e D’Auria, l’ingresso di due figli d’arte di vecchi e scafati politici come Fasanelli e Matarrese. Insomma, oltre alle donne Dalena e alla Agrusti, le uniche vere novità sono rappresentate dal cognato del sindaco Cosimo de Pace, eletto nella lista di Uniti per Mottola, e dall’UDC Massimo Legrottaglie, anch’esso proveniente da una famiglia che è stata presente in passato in politica e nella amministrazione della cosa pubblica.

Non voglio sembrare castrante per i giovani che hanno creduto realmente in un loro valido impegno in politica, nel corso di queste elezioni, ma devo dire che approvo questa scelta saggia dei mottolesi. La politica è una cosa seria, non ci si può improvvisare negli ultimi cinque minuti. Bisogna fare il rodaggio dovuto, raffinare le proprie qualità nel lavoro serio e coscienzioso tra la gente. Non vale essere dei fuoriclasse, come qualità individuali, nel campionato della politica piuttosto che di Maradona, abbiamo bisogno di Gattuso e Pirlo. D’altra parte, i fuoriclasse, nella politica, spesso vanno fuori di testa e allora diventano delle vere e proprie piaghe.

Allora, spero che la carica dei 221 continui ad avanzare incalzante, roboante e imperiosa nel corso di questi cinque anni, coinvolgendo altri duecento, mille e più e diventando una vera e propria valanga. Spero che tutte queste giovani energie che volevano impegnarsi in politica confermino la loro scelta di interessarsi e occuparsi della cosa pubblica, facendo politica e cultura, discutendo di politica e cultura, contribuendo a cambiare in meglio la nostra Mottola. Se ciò avverrà, saranno giorni radiosi per la collina. Ragazzi, non perdiamo l’occasione, non aspettiamo il prossimo giro di boa. Io spero di tornare a votare. Buona speranza e buon lavoro a tutti noi.



3 maggio 2012

L'OMICIDIO DELLA NEVIERA

L'assassino questa volta non è il maggiordomo

Il 6 aprile 2007, alla vigilia delle elezioni che avrebbero portato Quero al suo secondo mandato da Sindaco, il Consiglio Comunale di Mottola approvava all’unanimità il Piano Particolareggiato per la realizzazione del Piano di Zona del Comparto 1 per l’Edilizia Economica e Popolare, poiché il vecchio Piano di Zona della 167, risalente al 1978, era scaduto dopo 18 anni, come previsto dalla legge.

Il nuovo piano della 167 di Contrada Patrella venne redatto dall’allora dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale, l’ing. Amedeo D’Onghia.

La antica neviera, nel vecchio Piano di Zona scaduto, come abbiamo detto steso negli anni ’70 durante l’amministrazione Giannuzzi-Caldararo, non era stata considerata come un manufatto di particolare pregio storico da salvaguardare. Si trattava sicuramente di una grave e colpevole disattenzione dei tecnici che redassero il piano, alla quale però, trent’anni dopo, nel 2007, si sarebbe potuto rimediare con la riapprovazione della 167.Infatti, se negli anni ’70 vi era stata poca attenzione e informazione nel non considerare la sua importanza storica e culturale,  nel 1982 la vicenda-neviera era stata sottoposta all’attenzione di Sindaco, Prefetto e Sovrintentendenza, come Pasquale Lentini e Luigi Basile hanno ricordato, sottolineando la valenza del manufatto. Quindi, sicuramente nel 2007 tutti i protagonisti sapevano qualcosa in più di qualche anno prima e – volendo – non sarebbe costato poi tanto spostare nel perimetro della neviera un pezzetto di verde pubblico attrezzato del comparto, mettendola definitivamente al sicuro, in attesa di trovare qualche soldo per interventi di restauro.

Però  nessuno ebbe a osservare niente del genere al riguardo, tra i consiglieri comunali Cosimo Mongelli, Silvio De Fiori, Giuseppe Donvito, Vincenzo Schena, Filippo Marra, Nunzio D'auria, Antonio Piscicelli, Giovanni Greco, Giovanni Castellaneta, Pietro Lentini, Giovanni Notarnicola, Gennaro Caragnano, Giovanni Esposito, Giuseppe Matarrese, Carmine D'auria, Onofrio Perrini, Nicola Lippolis, Michele Gentile, Andrea Caramia e Giuseppe De Bello, che votarono quella delibera. Né ebbe ripensamenti il giovane ingegnere D’Onghia, il quale forse non era al corrente di tutto questo, che era avvenuto venticinque anni prima, quando ancora portava i calzoncini corti. Certo, ci si aspettava qualcosa di diverso da D’Onghia,persona intelligente, valida e informata, ma egli non mostrò alcuna considerazione per il salvataggio del manufatto. La antica neviera venne descritta come un pericoloso incubatore di potenziali pericoli per la collettività. Nella “Relazione illustrativa” del Piano Particolareggiato, non la si nomina mai, ma si accenna alla sua presenza indirettamente, evocando scenari degni di Christiana F.: “… Ci sono inoltre dei fabbricati … alcuni diruti… Tali relitti diventano spesso, a causa dell’incuria, della mancanza di illuminazione, della mancanza di sorveglianza un fertile terreno su cui possano svilupparsi le più note forme di degrado sociale perché diventano abituale ritrovo per tossicodipendenti, microcriminali ed altre forme di ‘associazionismo’ che non trovando idonei spazi di aggregazione per il recupero e la crescita sociale si rinforzano in tali ambiti degradati … Dal punto di vista sociale ci si attende dalla realizzazione del piano l’ottenimento di forme di sicurezza dell’ambiente in cui si vive, la creazione di attività di tipo economico e produttivo e la creazione di spazi per l’aggregazione sociale, sottraendoli a quelle categorie a rischio (tossici,microcriminali, ecc) e restituendoli alle stesse come contenitori per un recupero di queste stesse persone e la loro integrazione con le varie fasce sociali del quartiere…”.

Ritengo che tale concezione di igiene sociale e urbanistica dell’ing. D’Onghia fosse ispirata, in fondo, dalla stessa visione che aveva portato negli anni del fascismo, ad esempio, a distruggere l’antico ghetto ebraico nella città vecchia di Taranto, per sostituirlo con anonime e ben presto fatiscenti palazzine, oppure che infiammava gli animi risanatori di coloro che ancora alla fine degli anni ’60 imploravano di radere al suolo i Sassi di Matera, considerati una vera e propria offesa al vivere civile.

La collocazione della neviera è quindi riportata dall’ing. D’Onghia nella tavola “Rilievo”, nella quale essa viene definita “ante 1967 – fabbricato diruto”.  Dalla “Relazione Finanziaria” apprendiamo che è posta nella particella 194, che è di proprietà dei signori Aloisio Agata, Antonio, Anna, Domenico, ecc., che la sua estensione è di 171 metri quadrati e che il suo costo di esproprio risulta anche meno di trenta denari al mq, ovvero appena euro 20,47, per la bellezza di un totale di 3500 euro: tanto costa un pezzo della nostra storia a chi costruirà al suo posto delle belle e costose palazzine.

Dalla tavola “Progetto” si rileva, infine, che essa si trova a cavallo dei lotti 23 e 24, destinati in origine all’edilizia residenziale sovvenzionata, ovvero ad altre costruzioni di case popolari da parte dello IACP, che nei pressi ha costruito in passato alcuni appartamenti. Questi lotti sono stati recentemente trasformati dall’Amministrazione Quero – per calmare la cosidetta e presunta “fame di case” dei mottolesi – in edilizia convenzionata, e quindi tolti allo IACP e assegnati a ditte che hanno partecipato ad un relativo bando emanato dal Comune.

Vi è da notare che il buon ing. D’Onghia sulla nuova destinazione di  questi due lotti ha combattuto nei mesi scorsi una battaglia “ideologica”, sostenuto da SEL e PD, affermando che in tal modo si è eliminata ogni forma di edilizia pubblica a favore della sola edilizia privata. Probabilmente ha ragione, però non vi è stato da parte sua, così come da parte dei suoi sostenitori “di sinistra”, nessun accenno o ripensamento sulla sorte della povera e incolpevole neviera: insomma, per loro, a decretarne la fine non dovevano essere le ruspe delle ditte private, ma quelle dello IACP.

Così, grazie a un bel po' di persone e a tanta, tanta, superficialità e ignoranza, è stato sacrificato, inutilmente, un altro pezzo unico e irripetibile di archeologia industriale della nostra storia moderna. Purtroppo ciò è avvenuto perché le neviere non votano, e perché chi le conosce ,le ama e le rispetta non conta niente, in questo paese. Contano le chiacchiere. Buon voto. 





19 aprile 2012

BOSCHI DI MOTTOLA

Agli amici di "Difendiamo il verde Mottolese!"


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16 aprile 2012

PENSIERO DEBOLE

 

 

Il teatro di Anna


 

 

Venerdì 13, gran bel giorno per la nascita di una stella.

In verità il cielo capitolino non ha stelle, perchè è coperto e dispensa una tranquilla pioggia serale, che però non distoglie manciate di irriducibili turisti dall’omaggio al Colosseo, il quale in questa atmosfera bagnata appare molto familiare a coloro che provengono dalle brume nordiche. Marcio di buon passo sui sampietrini lucidi e scivolosi verso la sala off del Teatro dei Contrari, che è a due passi dal Colosseo, per avere il piacere e l’onore di assistere alla prima assoluta della pièce teatrale di Anna Caragnano “Pensiero debole”.

 

Conosco finalmente Anna de visu, fino a questo momento per me è stata solo una splendida tastiera di pc. Lo spettacolo conferma lo spessore e la tempra artistica e intellettuale della Tastiera. Quello che mi colpisce maggiormente è come la concittadina Esordiente Assoluta abbia dato vita a un lavoro teatrale essenziale e senza sbavature, quasi con il mestiere di una veterana del teatro, pur navigando in un mare di temi, di sensibilità, di passione umana e civile. Un intenso diario di citazioni, ammiccamenti, riflessioni e sorrisi, sintetizzati e amalgamati in un testo pregnante e incalzante.

 

Nella sala d’attesa della stazione di Bologna scorre lentamente il vissuto di due donne stressate, anime migranti dai loro luoghi e dai loro affetti, che si confrontano in modo serrato, approdando alla comune soluzione che il loro riscatto possa giungere attraverso l’affermazione di un “pensiero debole”, che appare vincente, nonostante sia basato sul semplice riconoscimento della preziosa “banalità” dell’amore, dell’affetto e della reciprocità. All’intimità e alla delicatezza delle microstorie e dei percorsi personali delle due protagoniste fa da contrasto lo sfondo di una Storia terribile, di quel 2 agosto 1980, quando Bologna viene scelta da un “pensiero forte” malefico e trionfante come mattatoio della democrazia.

 

La piéce è diretta con grande bravura da Claudia E. Scarpa, e interpretata dalla intensa Giada Baiamonte e dalla effervescente Valentina Cretella. La?scenografia è di Jennifer Venuti?e i costumi di Rosario Gualtieri.

 

Lo spettacolo è tutto da vedere, da ascoltare e da gustare, perché regala importanti brandelli di poesia e di pensiero. Inoltre Anna è anche musicista di spessore, e non a caso ha composto le musiche del lavoro, insieme a musicisti importanti come Paolo Micioni e Matthias Cordsen. Sua è l’interpretazione del bellissimo brano, che si può ascoltare come colonna sonora del video con le immagini della Bologna devastata, nella parte finale della pièce.

 

Spero vivamente che i miei concittadini (e non solo), possano vedere e gustare dal vivo questo spettacolo ricco di poesia, arte e impegno civile, magari il prossimo 2 agosto, nell’anniversario di quella strage. Mottola lo deve ad Anna, anima migrante con tanta Collina nel cuore e nel cervello. Non credo che costi tantissimo portare lo spettacolo nella Sala Convegni Comunale, non credo che costi molto di più di tante banalità che ci vengono quotidianamente ammannite.

 

Mi permetto di implorare un impegno “tripartisan” in tal senso ai candidati Sindaci Angela Agrusti, Angelo Lattarulo e Luigi Pinto, nonché a persone di un certo spessore impegnate in politica, come Gianni Bello, Francesco D’Onghia e Tommaso Greco, affinché la prossima Amministrazione Comunale – a prescindere dal proprio colore – possa iniziare alla grande – con questo spettacolo – un percorso di cultura e di qualità che faccia crescere la nostra Mottola e regalarci ben presto altre dieci, cento, mille Anna Caragnano. 

 


continua
8 aprile 2012

COZZI

Cronache verdi dal passato millennio

Il termine “cozzo”, ai lettori che hanno meno di quarant’anni, probabilmente non dirà nulla. Eppure, il termine fino alla seconda metà del Novecento designava un particolare tipo di verde periurbano, che risultava di estrema importanza per l’equilibrio paesaggistico, ambientale e idrogeologico della collina, nonché per il contesto socio economico della nostra comunità.

I “cozzi”, in pratica, erano una estesa fascia di verde periferico, composta da una miriade di minuscoli orticelli ricavati nei pendii più scoscesi della collina, prevalentemente quelli esposti verso mezzogiorno, appena al di fuori dalla cinta urbana dell’epoca. La fascia dei “cozzi” partiva, in pratica, al di sotto della Rotonda, quindi si portava immediatamente a valle della attuale via De Gasperi, arrivando poi fino all’altezza del nuovo ospedale e del Liceo Scientifico.

Da quei minuscoli orticelli, divisi da una infinita scacchiera di muretti a secco di pietra calcarea e privi di alcuna irrigazione, se non l’acqua che mandava il buon Dio nella stagione più umida, la popolazione di Mottola, soprattutto nei suoi ceti più umili, traeva purtuttavia un importante sostegno economico. Dall’autunno a primavera, in quelle scarne zolle di terra frammista a scaglie di pietra – che veniva zappata rigorosamente a mano e ingrassata amorevolmente con il letame della mula o della giumenta – all’ombra dei muretti a secco, che svolgevano la importante funzione di condensatori di umidità, venivano coltivati tutti quei legumi e ortaggi che non avevano bisogno di irrigazione, come ceci, fave, cicerchie, rape, cicorie, arrivando persino a qualche saporosa insalata “romanella” in primavera. Poi, nella stagione secca vi si raccoglievano i frutti delle essenze arboree xeriche, soprattutto il mandorlo, il carrubo, il fico e il fico d’india.Gli ulteriori elementi del corredo verde dei “cozzi” erano rappresentati da stenti ulivi e olivastri, oltre che dai lentischi, dalla asparagina e dal papavero selvatico che veniva coltivato ed essiccato per preparare le tisane, a base di codeina, della “papagna”, che servivano a curare le insonnie, i mal di denti, le malattie nervose nella farmacopea popolare.

Ovviamente, tutto quel quotidiano industrioso traffico e lavorio, che serviva a rendere produttivi i “cozzi”, regalava al paesaggio delle pendici della collina un bel manto verde, curato e ricco di insperati frutti, ad onta delle asperità del territorio, che era ben diverso dall’attuale e desolato deserto vegetazionale lungo i pendii. Inoltre, gli alacri contadini apportavano un notevole contributo all’equilibrio idrogeologico, soprattutto attraverso la realizzazione dei muretti di contenimento e la propagazione delle essenze arboree, le quali impedivano con le loro radici, in caso di forti piogge, gli smottamenti e le frane alle quali invece oggi siamo tristemente abituati.

Oggi però, purtroppo, quel mondo certosino e attento agli equilibri ambientali non c’è più, soppiantato dagli agi, lussi comodità, dai supermercati ben forniti e dalla scarsa voglia di sacrificio che aleggia ovunque. Così è finita l’epopea dei cozzi, che restano una sorta di reliquia archeologica della memoria e della architettura del paesaggio, e che molto spesso hanno ceduto il posto a bruttissime lottizzazioni edilizie che hanno devastato irrimediabilmente lo skyline paesaggistico della collina.

In verità, l’importanza del prezioso patrimonio ambientale e culturale dei “cozzi” è stata riconosciuta anche dal nostro Piano Regolatore, redatto parecchi anni fa da uno studio molto famoso, qualificato e attento alla conservazione delle emergenze architettoniche e ambientali, come lo Studio Nizzoli di Milano.

L’art. 2.26 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale dispone, infatti, che II pendio della collina di Mottola sia interamente sottoposto a tutela paesistica. Una ampia zona di questo pendio, che viene perimetrata con apposita simbologia, è destinata alla formazione del Parco Naturale della collina, previsto dall'art. 2.4 delle stesse NTA. Il Piano Regolatore prevede che si dovrà redigere un Piano del Parco naturale della Collina, con la proposta indicativa di utilizzo del suolo, corredato da uno studio idrogeologico e riportante le piantumazioni da effettuarvi, che dovranno essere scelte e concordate con l’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste.

Lo stesso articolo 2.26 dispone che in queste zone tutelate è possibile la ripiantumazione solo con le essenze usate tradizionalmente (mandorlo, ulivo, fico d'India) o con elementi arbustivi tipici della macchia mediterranea. L’articolo ricorda quindi che in queste aree, che sono coperte da vincolo paesaggistico di cui alla L.1497/39, per poter effettuare interventi di qualsiasi genere necessita il parere favorevole della Soprintendenza ai beni culturali.

Ora, non so se sarà mai possibile che possa essere realizzato nella zona dei “cozzi” quel Parco Naturale della collina auspicato dal PRG. Di certo so che nessuno dei politici mottolesi se ne è mai ricordato, in questi anni. Però, sarebbe bene che almeno la memoria di chi ama Mottola e la sua natura non rimuova del tutto la reliquia culturale di quella misconosciuta micro-epopea verde, che rappresentò il frutto benefico di tanto sacrificio, sudore e rispetto per l’ambiente da parte dei nostri nonni.

 

(Nelle foto, un paio di scorcidell’ordito dei muretti a secco dei cozzi, così come restano attualmente conservati,al di sotto della Rotonda)


4 aprile 2012

NOTRE DAME DE PARIS

Mottola - Omaggio a Hugo




31 marzo 2012

TARANTO AVVELENATA

Contaminazioni 1989

 

 

Era il 1989, ma ci eravamo già accorti di quello che stava succedendo.

La industria pesante, invasiva e strafottente stava uccidendo Taranto. Dietro il miraggio di un posto di lavoro "sicuro" si nascondevano inganno, asservimento psichico e fisico alla monocultura industriale, e infine - sempre più spesso - faceva capolino Sorella Morte.

Così, amatorialmente, abbiamo sviluppato un sogno, nel quale ci liberavamo di tutti quei veleni, come ci aveva insegnato Zabriskie Point. Quel sogno ante litteram si è avvalso di qualche libero e abusivo saccheggio alla creatività di Michelangelo Antonioni & Pink Floyd, ma siamo sicuri che entrambi approvano.

Il video - che è stato inserito nel 1989 nella sezione video della bella mostra multimediale Michelangelo Antonioni "Architettura della visione" - vuole così essere un omaggio al centenario della nascita del Maestro ed insieme rappresentare un fervido augurio alla Taranto che vuole rinascere.


continua
30 marzo 2012

GENERE ALIMENTARE

Mercato settimanale di Mottola, 30 marzo 2012



15 marzo 2012

MOTTOLAFEST 1994

A volte ritornano...

 

Nell'oramai lontano 1994 a Mottola, dal 3 al 6 febbraio, il periodico locale MottolaPress organizzò la MottolaFest. Il programma prevedeva animazioni e incontri culturali, dibattiti, concerti jazz e rock, un torneo tra dj, una personale d'arte di Antonio Montanaro. Quella festa rappresentò la conferma della positiva situazione che si era condensata nel corso di quattro anni di attività culturale, nonché lo stimolo per la politica locale - che nella primavera successiva aveva in programma le elezioni amministrative - a pensare, prevedere e programmare una adeguata politica culturale e strutturale per le giovani generazioni. Diciotto anni dopo, a Mottola
sarebbe ancora utile qualcosa del genere...


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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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